Forse non tutti sanno da cosa derivi il giustamente decantato “ORGOGLIO ORLANDINO”.  di Franco Spaticchia L’orlandino è comunemente considerato: “l’uomo del fare”, persona pratica e concreta che si da da fare per raggiungere risultati, realizzare sogni. Non ho mai visto un orlandino oziare, stare con le mani in mano. Almeno prima dell’avvento del telefonino e del full immersion nei social (ma questo è un fenomeno planetario). In questo cammino alla scoperta “dei perché” che non tutti sanno, questa volta parleremo delle vicende umane e dei personaggi che hanno offerto un sostanziale contributo alla crescita ed allo sviluppo della Capo d’Orlando moderna (dal 1600) e contemporanea (dal 1925), nonché dall'insieme di tradizioni e di testimonianze storiche, architettoniche, artistiche e culturali tali da consentirvi di poter essere fieri e orgogliosi del vostro passato ma anche capaci di guardare al vostro futuro con una nuova consapevolezza che riceve linfa vitale da queste radici. Principali destinatari di questo capitolo, dedicato alla cultura identitaria, infatti, sono proprio i giovani Orlandini. Come noi fummo i “giovani orlandini” degli anni d’oro di Capo d’Orlando ai tempi di Tano Cuva e della Pro-Loco Orlandina, adesso tocca a Voi essere protagonisti della fase attuale della vita della nostra cittadina. Ai giovani, infatti, la nostra generazione  affida ciò che a nostra volta ci è stato consegnato dalla generazione precedente. In un gioco di consegne bi-millenario. Come abbiamo già detto, nel primo appuntamento, si tratta di un patrimonio inestimabile, costituito dalla bellezza del paesaggio naturale, dalle vicende umane e dai personaggi che hanno offerto un sostanziale contributo alla crescita ed allo sviluppo della Capo d’Orlando di oggi. E’ cosa nota che l'essere umano si caratterizza per l'insieme di idee, di iniziative e di opere che egli realizza nel tempo, sia per il soddisfacimento dei propri bisogni primari che di quelli della comunità in cui esso vive. E' proprio dall'individuazione di questi bisogni, e dalla priorità che ad essi viene assegnata, che una città acquista una specifica e singolare identità che la differenzia da tutte le altre comunità. La cultura non è altro che lo specchio o il riflesso di questa identità. Dove non c’è cultura non c’è considerazione dell’altro, attenzione ai suoi bisogni, desiderio di promuovere il bene comune. Ma non si registra nemmeno una crescita ordinata e civile rispettosa dell’uomo, dell’ambiente e del paesaggio. Per delineare quale è stato, e qual è adesso, il valore identitario e quindi culturale, della nostra città, dobbiamo ricordare che Capo d'Orlando, partendo, in questa sede, da quella che noi consideriamo l’Era contemporanea, ha vissuto, ad oggi, tre fasi storiche importanti e determinanti. La prima fase, che è stata quella caratterizzata dalla manifestazione di forti e potenti valori ideali che hanno reso capaci gli Orlandini del tempo di richiedere ed ottenere, nel 1925,  l'autonomia dalla Città di Naso. La seconda fase, quella post-bellica, della ricostruzione e della ripresa culminata poi nel boom economico (che si è protratto fino ai primi degli anni ’80 del novecento), del benessere materiale e della intraprendenza imprenditoriale, commerciale, artistica, culturale e sportiva, nonché degli eccessi e delle deregulation nell’uso del territorio e nell’inquinamento del paesaggio urbano a cui abbiamo accennato nella prima puntata. La terza fase, che è l'attuale, è quella, cioè, che si è sviluppata dall’era Sindoni (1994) a quella Carrello e adesso a quella Ingrillì, giovani imprenditori e commercialista (Carrello), imprestati alla politica, in sé e per sé animati da buoni sentimenti nel voler mettere al primo posto l’amata Capo d’Orlando e il bene dei loro concittadini, attraverso l’attuazione di politiche di valorizzazione e promozione del patrimonio infrastrutturale, storico, artistico e architettonico prodotto nelle due fasi precedenti. Da una fase all’altra, gli Orlandini, hanno ricevuto sostentamento dal latte materno, ma hanno anche dato. Prescindendo da chi abbia dato di più, e cioè se i figli (gli Orlandini) o la madre (Capo d’Orlando), un fatto è certo, ossia: che la nostra città era e rimane sempre: la bella, la religiosa, la laboriosa. (segue in Forse non tutti sanno… 3).     &n
Forse non tutti sanno che Capo d’Orlando ha una sua storia antica, medievale, moderna e contemporanea. Quella che non è cambiata, nel tempo, è la bellezza del paesaggio naturale, la specificità della ricchezza offerta dallo straordinario rapporto sole, mare, collina, monti e dall'incanto di uno specchio d'acqua dove è possibile cogliere: da una parte, l’illimitatezza dell’orizzonte e, dall’altra, la spettacolare visione delle Isole dell’Arcipelago delle Eolie. Diffusa dappertutto, vi è una luce carica di energia e si avverte, con ogni tipo di clima, un calore che si riflette su tutti i suoi abitanti, anche a livello relazionale. Chi sosta a Capo d’Orlando finisce per innamorarsene. Si tratta di un patrimonio inestimabile, custodito per tanti secoli, almeno fino agli anni ’70 del Novecento, allorquando politiche scellerate, hanno favorito una urbanizzazione selvaggia del centro e delle periferie, sia in pianura che in collina, producendo il degrado edilizio/urbanistico attuale. E’ stata soprattutto l’attività edificatoria degli anni ’70, ‘80 e ’90 che ha reso “la Perla del Tirreno” anonima, priva di identità e spersonalizzata a livello di linguaggio architettonico. Un intervento trentennale, deregolarizzato, a carattere speculativo, che nemmeno validi urbanisti, che si sono succeduti nell’impresa di normalizzare e armonizzare la crescita di Capo d’Orlando, sono riusciti nell’intento. Ecco che Capo d’Orlando, la “la Perla del Tirreno”, oggi si presenta agli occhi del visitatore con un volto contrastante: ciò che è naturale, con l’edificato realizzato prima dell’Era contemporanea, che mantiene in sé, i tratti originari della sua naturale e antropica BELLEZZA e la parte, per così dire “nuova”, caotica, inespressiva, massificante, simile a quella di tutte le periferie urbane del Sud Italia.       Nella sequenza fotografica è possibile verificare lo sviluppo di Capo d’Orlando nel suo rapporto uomo-natura. Si è passati da una dimensione rispettosa e simbiotica ad una narcisistica, nevrotica ed egoistica, di chi prende soltanto per sé senza dare nulla alla collettività. Espressione di una società che sembra aver smarrito il valore degli ideali e il senso di appartenenza ad un Luogo da amare, salvaguardare e rispettare.   L'Era Sindoni Con l’era Sindoni, non si è riusciti a porre un freno al costruito indiscriminato, ma sicuramente è stata realizzata, in controtendenza, la stupenda Isola Pedonale di via Francesco Crispi, con la quale, l'allora neo-sindaco, giovane e temerario, è riuscito a ricostituire quel necessario rapporto, a misura d’uomo, che caratterizzava e dava sapore alla Capo d’Orlando d’un tempo. Un fiore all’occhiello, dal forte richiamo turistico e meta preferita per la sosta e il passeggio di giovani e adulti di ogni età.   Capo d’Orlando – Isola pedonale di via Francesco Crispi. FORSE NON TUTTI SANNO… continua. Nel prossimo appuntamento parleremo delle vicende umane e dei personaggi che hanno offerto un sostanziale contributo alla crescita ed allo sviluppo della Capo d’Orlando moderna (dal 1600) e contemporanea (dal 1925), nonché, di quell'insieme di tradizioni e di testimonianze storiche, architettoniche, artistiche e culturali, che vi faranno essere fieri e orgogliosi del vostro passato, ma anche capaci di guardare al vostro futuro con una nuova prospettiva e con una carica progettuale sempre più fantasiosa e determinata. Indice articoli precedenti
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